Un’operatore del gioco d’azzardo è stato interdetto

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Negli anni Francesco Corallo, “padrone” incondizionato di uno dei concessionari di gioco più conosciuto ed introdotto sul mercato -Bplus- ha lavorato con la sua azienda con grande profitto e successo: l’Agenzia dei Monopoli di Stato lo conosce bene e lo sa, come altrettanto bene conosce il carattere “fumantino” di Corallo ed anche “tutte le sue vicende personali” sia amministrative che penali. Di questo grande “magnate” si parla spesso sui giornali, a volte bene a volte no, ed a volte anche a sproposito come in una delle vicende particolari che l’ha visto accumunato alla “mafia”. Il che non depone certamente a favore della Bplus e del suo “titolare”: non ha importanza che Corallo ogni tanto sia “sopra le righe”, che contesti quasi ogni cosa che gli viene sottoposta, fa parte della sua personalità, del suo modo di porsi e della sua “assolutamente personale organizzazione lavorativa”.
La Prefettura di Roma ha al vaglio la revisione dell’interdittiva nei confronti di Bplus e questo è stato comunicato dalla stessa Prefettura proprio ai legali di Corallo che avevano richiesto al Prefetto di rivalutare la situazione che si era creata nei confronti della detta Società: vietare di accostare il nome di Francesco Corallo alla mafia. L’imprenditore non è contiguo alla mafia come è stato già stabilito dalla Corte di Appello di Roma che ha fatto ordinare la pubblicazione di un provvedimento sul quotidiano “La Repubblica” e la cancellazione di ogni riferimento a Francesco Corallo dai report della Dia.
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